Bisogna aver visto. Un commento alle parole di Draghi e Cartabia

Ieri il Presidente del Consiglio e la Ministra della Giustizia sono stati al carcere di Santa Maria Capua Vetere. All’uscita hanno tenuto una conferenza stampa che rilancia il percorso di riforme che da anni auspicavamo e che, con le nostre proposte, non abbiamo mai smesso di promuovere.

Ieri pomeriggio il Presidente del Consiglio e la Ministra della Giustizia sono andati in visita a Santa Maria Capua Vetere, il carcere delle torture, degli abusi e delle violenze del 6 aprile 2020. Quegli episodi furono denunciati da Antigone nei giorni immediatamente successivi. Non era scontato andare lì e condannare con parole tanto ferme quanto accaduto. Sono passati 20 anni da Genova, e allora nessuno andò alla Diaz. “Bisogna aver visto”, scriveva sul finire degli anni ’40 del secolo scorso Pietro Calamandrei. Lo scriveva in un numero monotematico, interamente dedicato al carcere, della rivista “Il Ponte”. Insieme al suo contributo quel numero ospitò anche quelli di numerosi intellettuali che avevano vissuto i soprusi e le condizioni disumane delle carceri fasciste.

Ieri mattina, prima della visita, in un nostro comunicato, richiamavamo proprio quel “bisogna aver visto”, che anche la Ministra della Giustizia Marta Cartabia ha poi citato nel suo intervento. Ieri i vertici dello Stato hanno visto.

Abbiamo sentito dire che le violenze accadute a Santa Maria Capua Vetere sono un attacco alla dignità umana, la pietra angolare della convivenza civile. Che le pene non devono essere mai contrarie al senso di umanità, come affermato dall’art. 27 della Costituzione, e che dove c’è abuso non può esserci giustizia. Parole importanti, che dovrebbero essere scontate ma non lo sono.

Le responsabilità individuali per quanto accaduto verranno accertate nel corso del procedimento penale. Ma quelle violenze sono il frutto anche di un carcere degradato, di responsabilità collettive di cui si può e si deve farsi carico.

Il Presidente Draghi ha detto che i numeri della popolazione detenuta, per quanto in calo rispetto a un anno e mezzo fa, sono ancora inaccettabili. Ha richiamato le condanne della Corte Edu proprio per il sovraffollamento. Dietro quelle condanne c’è anche il nostro lavoro. Da quelle condanne, quasi dieci anni fa, venne fuori uno slancio riformista che sempre nel comunicato di ieri mattina auspicavamo potesse riapparire.

E tanto la Ministra della Giustizia, quanto il Presidente del Consiglio, hanno detto di voler agire sulle cause profonde del malessere penitenziario, sui problemi a cui la pandemia ha fatto da detonatore. Per modificare le condizioni ambientali che hanno reso possibile quanto accaduto a Santa Maria Capua Vetere è necessario togliere centralità al carcere, darne di più alle misure alternative, fare del carcere l’extrema ratio, come previsto dalla Costituzione (su questo Cartabia si era già espressa qualche mese fa).

Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione delle immagini dei pestaggi all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere chiedevamo, attraverso un editoriale del nostro presidente Patrizio Gonnella pubblicato su il manifesto, alcuni interventi urgenti:

- che l’organizzazione penitenziaria rimettesse al centro figure professionali quali educatori, assistenti sociali, animatori, mediatori, psicologi e che si riapra dappertutto il carcere alla società esterna. Che il direttore di carcere fosse inequivocabilmente messo al vertice della gerarchia interna

- che la video-sorveglianza coprisse tutte le aree del carcere, anche quelle oscure, come le scale o le sezioni di isolamento.

- che ci fosse una visione costituzionale e condivisa della pena, adottando un nuovo regolamento di vita penitenziaria (il precedente è del 2000) ispirato ai principi di responsabilità, integrazione, normalità e rispetto della dignità umana.

La Ministra, nel suo intervento, ha ripreso parte di queste richieste. Ha annunciato una riforma dell’ordinamento penitenziario, nuove assunzioni, sia della polizia penitenziaria che del personale civile. Ha parlato di videosorveglianza capillare degli istituti per prevenire episodi di violenza, come da tempo chiedono organismi internazionali quali il CPT. E ha parlato anche della necessità di formare di più e meglio gli agenti, a cui la Costituzione assegna un ruolo importantissimo nell’opera di risocializzazione del reo.

Non possiamo che salutarle con il favore che meritano, e ci auguriamo che ad esse segua l’importante percorso riformatore che da anni sollecitiamo e che ci trova, come sempre, pronti nel collaborare per rendere le pene coerenti con il dettato costituzionale.

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