Videoregistrazione degli interrogatori: ecco perché sarebbe utile

Ad oggi in Italia la verbalizzazione degli interrogatori, ma anche delle fasi processuali, non sempre avviene con la registrazione audio e audio-video. Soprattutto quest’ultima se fosse usata in maniera diffusa, permetterebbe a chi conduce gli interrogatori di concentrarsi esclusivamente su questi, mentre al contempo sarebbe un’ottima garanzia per i sospettati/indagati, anche nel non subire abusi o violenze. Ecco le nostre proposte

di Federica Brioschi

La tecnologia è entrata a far parte della nostra vita quotidiana e ha reso molto più veloce ed efficiente il nostro lavoro. In alcuni luoghi però fatica a entrare: nelle aule di tribunale, per esempio, secondo il codice di procedura penale, per verbalizzare quanto accade e quanto viene detto in udienza bisognerebbe utilizzare la macchina per la stenotipia (ovvero la stenografia con strumenti meccanici). Le forze dell’ordine invece sono ancora costrette a utilizzare metodi di trascrizione manuale per verbalizzare le dichiarazioni rese durante un interrogatorio. Ai pubblici ministeri invece va un po’ meglio: se la persona da interrogare è detenuta devono obbligatoriamente documentare l’interrogatorio con una registrazione audio o audio-video, mentre se la persona è in libertà vi è la possibilità di scegliere fra la verbalizzazione integrale oppure la registrazione audio.

Fortunatamente nei tribunali, grazie all’ampio margine di discrezionalità che il giudice ha nel decidere la migliore modalità di documentazione, la prassi si è spostata verso l’utilizzo delle registrazioni audio in caso di udienze pubbliche, mentre nel caso di udienze in camera di consiglio non sempre la registrazione viene effettuata. Anche i pubblici ministeri, piuttosto che verbalizzare integralmente, effettuano di frequente le audio-registrazioni degli interrogatori, solitamente tramite delle apparecchiature portatili.

Perché sarebbe importante registrare tutte le dichiarazioni e gli interrogatori, in ogni fase del procedimento penale?

Un buon esempio per rispondere a questo interrogativo viene da oltremanica: Inghilterra e Galles, hanno introdotto già nel 1984 con il Police and Criminal Evidence Act (l’obbligo è entrato in vigore nel 1986) l’obbligo di audio-registrare tutti gli interrogatori di polizia, che sono una fonte di prova molto importante nel sistema inglese. L’introduzione era stata osteggiata dalle forze dell’ordine poiché ritenevano che gli interrogatori non sarebbero più stati utili, che gli agenti sarebbero stati limitati e che la registrazione avrebbe costituito un ulteriore peso sul loro carico di lavoro. Di fatto, dopo un primo periodo di assestamento, gli stessi agenti hanno scoperto che i vantaggi delle registrazioni audio e audio-video superano di gran lunga gli svantaggi.

Prima di tutto l’introduzione dell’obbligo di utilizzare questa modalità di documentazione ha permesso di scoprire la necessità di formare meglio gli agenti sulle tecniche di interrogatorio. Secondariamente ha sgravato il personale di polizia dalla mansione della verbalizzazione (in cui il margine di errore e le probabilità di non includere dei dettagli importanti sono molto più elevati) e ciò ha permesso loro di concentrarsi esclusivamente sull’interrogatorio, essendo la trascrizione integrale della registrazione effettuata automaticamente dal sistema. Inoltre la registrazione dell’interrogatorio si è rivelata un’ottima garanzia sia nei confronti dei sospettati/indagati sia degli agenti: nel caso dei primi la loro integrità fisica e morale risulta protetta da maltrattamenti, mentre i secondi sono salvaguardati da false accuse di abusi.

Proposte

Grazie alla ricerca “I diritti procedurali osservati dalla videocamera — La registrazione audiovisiva degli interrogatori nell’UE” Antigone ha studiato in che modo vengono registrati gli interrogatori effettuati dalle forze dell’ordine, dal pubblico ministero e in aula. Lo studio ha permesso anche la raccolta di informazioni sulla prassi, sulle posizioni di alcuni attori coinvolti nel procedimento penale e di formulare delle proposte per introdurre un utilizzo più ampio delle registrazioni audio o audio-video.

Data la grande diffusione nella prassi della fonoregistrazione delle udienze, sarebbe opportuna ed ampiamente realizzabile l’introduzione di un obbligo inderogabile. Sempre durante le udienze, nel caso di imputati che non parlano italiano, sarebbe necessario prevedere espressamente un obbligo di registrare sia le dichiarazioni dello straniero sia la traduzione dell’interprete. Solo in questo modo sarebbe possibile un controllo successivo sulla corrispondenza tra le dichiarazioni dell’imputato e quanto riferito al microfono dall’interprete.

Invece, per quanto riguarda gli interrogatori che avvengono fuori dall’aula di tribunale, nel caso di persone detenute è attualmente previsto l’obbligo di registrazione «con mezzi fonografici o audiovisivi». Data la natura alternativa dell’obbligo, questo risulta pienamente rispettato già con la fonoregistrazione, tanto che nella realtà è questa modalità di documentazione senza dubbio più diffusa. Sarebbe invece opportuno, tenuto conto della particolare vulnerabilità delle persone private della libertà personale, stabilire un obbligo inderogabile di videoregistrazione, che garantirebbe maggiormente l’interrogato. Nel caso di sospettati o indagati non soggetti misure custodiali sarebbe opportuno prevedere che gli interrogatori resi al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria fossero obbligatoriamente audio-registrati, sia per fungere da deterrente contro possibili abusi sia per una migliore documentazione dell’interrogatorio, sia infine per permettere una valutazione a posteriori dell’attendibilità delle dichiarazioni rese.

Per finire, un’ultima proposta che rafforzerebbe le garanzie degli arrestati è l’installazione di telecamere fisse nelle stazioni di polizia e dei Carabinieri e nelle camere di detenzione dei tribunali. Queste rappresenterebbero una garanzia da eventuali abusi per gli arrestati e da false accuse di maltrattamento per gli agenti. Consentirebbe infatti di monitorare tutto ciò che avviene all’interno delle stazioni delle forze dell’ordine, che non sarebbe altrimenti documentato. L’utilità e l’importanza della videoregistrazione risulta palese se si pensa a come la sua presenza avrebbe consentito di far luce nell’immediatezza dei fatti in casi eclatanti come la tragica vicenda di Stefano Cucchi.

Per approfondire il tema leggi il report completo della ricerca che abbiamo svolto: in italiano e in inglese. Qui invece il report comparativo in inglese.

Dal 1991 anni ci occupiamo di #Giustizia, di #Carceri, di #DirittiUmani e di #Tortura. Sostienici: http://www.antigone.it/sostieni

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