Perché la prescrizione è un diritto che va difeso con le unghie

di Claudio Paterniti Martello

Nel contratto di governo stipulato tra Lega e M5S e ripercorso dal Premier Conte di fronte alle Camere, si parla di riforma della prescrizione.

Secondo parte della nuova maggioranza e gli spin-doctor che da quotidiani e televisioni la sostengono, bisognerebbe sospenderla dal momento in cui si è rinviati a giudizio, cioè da quando l’accusa è formalizzata e si diventa ufficialmente imputati. Si vorrebbe in tal modo evitare che le lungaggini provocate ad arte da abili avvocati impediscano al processo di fare il suo decorso e alla verità processuale di venire a galla.

Ciò che in maniera plateale è assente da esternazioni e dibattiti sulla prescrizione è il diritto dell’imputato a che il processo abbia una durata ragionevole, a non restare ad aeternum con una spada di Damocle sulla testa, a giungere in tempi ragionevoli alla fine del procedimento.

Questo diritto, che esiste dai tempi di Roma, è sancito dalle più importanti fonti normative, tra cui la Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo che, specie negli ultimi anni, ha avuto un ruolo di prim’ordine nella correzione delle distorsioni più evidenti del nostro sistema. La legge Pinto lo ha riaffermato di recente. La prescrizione serve a garantire il cittadino dall’esercizio arbitrario e abusivo della forza da parte dello Stato. Il cittadino è piccolo e debole, se confrontato alla macchina statale. Senza efficaci garanzie che lo proteggano sarebbe preda di un arbitrio incontrollato. Una di queste garanzia è quella secondo cui un processo non può durare mezza vita. Se lo Stato riesce a finirlo in tempi umani bene, altrimenti il singolo va salvaguardato.

Spesso il reato è un singolo episodio nell’arco di un’intera vita. Càpita non di rado che nell’attesa delle indagini e del processo i cosiddetti rei si costruiscano una vita, un’altra vita: che abbiano dei figli, che trovino un lavoro — se non lo avevano già — e via discorrendo. Poi, quando ci si era quasi dimenticati di tutto, arriva una condanna, in certi casi al carcere. Così quell’individuo che per la società non rappresenta pericolo alcuno va dentro. Il percorso di vita che aveva tracciato si spezza. Che senso ha quella pena? Chi ne trae profitto?

La sospensione della prescrizione è una barbarie. La giusta durata di un processo è un diritto. In Italia ci sono circa 340.000 persona a cui lo Stato rischia di dover risarcire i danni, patrimoniali o non patrimoniali, per un processo la cui durata non è ragionevole. Sono numeri alti, mica bruscolini: il 44,5% dei procedimenti penali pendenti in Corte d’appello e il 18,9% di quelli pendenti di fronte a ai Tribunali ordinari. Sospendendo la prescrizione crescerebbero, e di molto. Il problema della lentezza dei processi non si risolve annullando garanzie in vigore da migliaia di anni e lasciando l’individuo alla mercé dello Stato, ma razionalizzando le risorse, implementandole, riformando la giustizia e rendendola più efficiente. Vasto programma.

Resta aggiornato sulle nostre attività. Iscriviti alla newsletter: https://bit.ly/2DFEzgI

Dal 1991 anni ci occupiamo di #Giustizia, di #Carceri, di #DirittiUmani e di #Tortura. Sostienici: http://www.antigone.it/sostieni

Dal 1991 anni ci occupiamo di #Giustizia, di #Carceri, di #DirittiUmani e di #Tortura. Sostienici: http://www.antigone.it/sostieni