Perché è giusto che il Garante sia delle persone private della libertà

Non un capriccio linguistico per nascondere il reale lavoro del Garante, ma la necessità di dare conto di un’ampio campo di intervento che riguarda la difesa dei diritti delle persone private, in modo legittimo e a norma di legge, della propria libertà personale. La nostra risposta ad un articolo di Nando Dalla Chiesa.

Sul Fatto Quotidiano del 7 settembre abbiamo letto un articolo di Nando Dalla Chiesa che si apriva con questa considerazione:

“Ma benedetti figli, non ce l’hanno un linguista? Non dico un Tullio De Mauro, ma una persona di buon senso che conosca l’italiano? Mi riferisco a chi in Parlamento, nei ministeri o altrove maneggia con straordinario sprezzo del ridicolo la nostra lingua per sfornare leggi e norme. Stavo giusto meditando su quale persona o situazione scegliere per queste ‘Storie italiane’ quando un telegiornale della sera ha rivoluzionato tutto. Parlando dello scandalo primaverile delle cinquecento scarcerazioni in massa di boss e trafficanti, il notiziario ha nominato un ‘Garante delle persone private della libertà’. Che una volta era prima di tutto Garante dei detenuti. I quali, a quanto pare, annoverano ora tra i loro diritti quello di non essere più chiamati tali. Una nuova, classica operazione di travestimento semantico”.

Vorremmo spiegare, dal nostro modesto punto di vista, il perché di quella dicitura. Se apriamo lo Zingarelli — vocabolario scritto proprio da un linguista, ma gli altri non si discostano tanto da questa definizione — leggiamo alla voce ‘detenuto’: “Chi sconta una pena o una misura di sicurezza detentiva”. I detenuti costituiscono un sottoinsieme delle persone private della libertà di cui il Garante in questione è chiamato a occuparsi. Siamo qui nel solo ambito penale. Il Garante, tuttavia, copre istituzionalmente quattro diverse aree. Si affiancano a quella dei detenuti, l’area della detenzione amministrativa (i migranti senza documenti che vengono trattenuti nei Centri per il rimpatrio), l’area sanitaria (i trattamenti sanitari obbligatori o le residenze per anziani, dove le persone sono private della libertà de facto se non de iure) e l’area delle forze di polizia (anch’essa interna al penale, ma precedente quella della detenzione: la persona arrestata e trattenuta in caserma prima ancora dell’udienza di convalida non è ancora sottoposta a pena o misura di sicurezza detentiva e dunque non è ancora detenuta).

La dicitura ‘Garante dei detenuti’ non rispecchia dunque i veri compiti di garanzia esercitati da questa figura. È eccessivamente limitata, coprendo una sola area sulle quattro che pertengono al suo mandato. Non credo dunque che si tratti di politicamente corretto, ma di una esigenza linguistica reale per la corretta comunicazione.

L’articolo di Nando dalla Chiesa prosegue notando come purtroppo esistano nella società molte altre categorie di persone che sono private della libertà.

“Di che libertà godono”, si chiede, “le giovani prostitute vittime di tratta a sedici, diciassette anni, tenute come bestie-bancomat dalle organizzazioni che le sfruttano?”. E ancora: “e gli ostaggi dei sequestri di persona? Se le parole hanno un senso il Garante delle ‘persone private della libertà’ deve occuparsi anche di tutti costoro”.

Ci pare però che qui non si consideri un discrimine fondamentale: come figura istituzionale di garanzia, questo Garante deve supervisionare — dal suo punto di vista indipendente — sull’operato di altre istituzioni pubbliche. Deve cioè monitorare che la pubblica custodia, quella normata da leggi, sia effettuata in maniera, appunto, conforme alla legge. Per le vittime della tratta e per i sequestri di persona non c’è un garante ma c’è il codice penale. Si tratta di privazioni illegittime della libertà personale e non serve nessuno che ne controlli i criteri: vanno spezzate a monte. Le privazioni della libertà nelle quattro aree sopra elencate, invece, essendo conformi alla legge rispetto alla possibilità di tenere in custodia, possono (e devono: il Garante è figura prevista dalle stesse Nazioni Unite) venire controllate nella loro esecuzione.

Speriamo di non aver fatto errori nell’apportare questo nostro piccolo contributo al dibattito.

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