Il Governo ha reso più semplice il possesso delle armi

Con il nuovo decreto legislativo l’Italia diventa un paese meno sicuro

Di Claudio Paterniti Martello

Con il decreto legislativo 104/2018, pubblicato in Gazzetta ufficiale l’8 settembre, il Governo ha deciso di far aumentare le armi nelle mani dei cittadini. Lo ha fatto allargando la platea di coloro che possono detenere legalmente anche armi da guerra demilitarizzate come fucili d’assalto o kalashnikov, rendendo più blandi i controlli sulle condizioni psico-fisiche dei loro detentori e abbassando le limitazioni sul numero d’armi che ciascuno può detenere. È una misura emanata in nome della sicurezza che renderà il nostro Paese più pericoloso. La volontà politica di armare i cittadini, giacché con più armi si avrebbe più sicurezza, era emersa con chiarezza nel dibattito sulla legittima difesa, tra i cui effetti è stata registrata l’esplosione del numero di richieste di porto d’armi in città come Milano (per fortuna non assecondate dal questore).

L’occasione di passare dai discorsi ai fatti è stata offerta dalla necessità di recepire la direttiva europea 853/2017, che pure aveva come obiettivo la restrizione dell’accesso alle armi nei Paesi del Vecchio Continente. Dovendo armonizzare legislazioni molto eterogenee, la direttiva individuava alcuni standard minimi che l’Italia rispettava già, avendo in materia una legislazione avanzata. Il Governo ne ha approfittato per allargare le maglie, con un provvedimento di dubbia legittimità.

Tutto ciò in nome della sicurezza, nonostante ricerche come quella di Arthur Kallermen (della Uniformed Services University of the Health Scienes) mostrino — assieme al buon senso — come sia vero il contrario, ossia come si favorisca in questo modo il più grave dei reati, l’omicidio. Nelle case in cui sono presenti armi da fuoco, secondo lo studio americano, le possibilità che si commetta un omicidio aumentano del 41%. Addirittura ci si suicida il 224% in più.

Il numero di omicidi e di suicidi dipende da molti fattori, tra cui l’accettazione sociale della violenza e la distribuzione delle risorse tra la popolazione, ovvero il livello di uguaglianza misurato ad esempio dall’indice di Gini. Tra i fattori determinanti c’è però anche e soprattutto la disponibilità di armi. Più armi ci sono in circolazione più è facile che qualcuno le usi per uccidere altri o per uccidersi.

In Louisiana, nel 2014, il 44,1% dei cittadini possedeva almeno un’arma da fuoco. Ogni 100.000 abitanti 19 morivano per via di quell’arma. A New York i possessori erano il 18% della popolazione, e i morti sono 4,2 ogni 100.000 abitanti; ben al di sotto della media nazionale, che è di 10,54 morti.

In Italia il numero di omicidi è diminuito di molto negli ultimi decenni. Nel 1991 sono state uccise 1916 persone, nel 2016 “solo” 397. Siamo un paese più sicuro di prima, dove oltre agli omicidi tutti gli altri reati sono in calo. Dopo questo provvedimento diventiamo un paese più insicuro, dove aumentano le possibilità che una persona affetta da problemi psichici compia gesti inconsulti in un momento di squilibrio, e che in generale si incappi in una morte per arma da fuoco.

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