Il decreto Cura-Italia non cura il carcere. Scongiurare i lazzaretti, senza tentennamenti.

La grave situazione collegata al diffondersi del coronavirus sta richiedendo sforzi ed interventi importanti. Se il governo sta tentando di metterli in atto in diversi settori, dal sanitario all’economico, lo stesso non si può dire sul terreno penitenziario. Le misure contenute nell’ultimo decreto sono infatti totalmente insufficienti per mettere in sicurezza questo particolare settore della società. In questo approfondimento vediamo nel dettaglio perché, avanzando anche un’ipotesi numerica su quanti detenuti potrebbero effettivamente accedere ad una misura di detenzione domiciliare

di Michele Miravalle e Alessio Scandurra

L’intervento governativo: una prima panoramica. Cosa (non) cambia.

Fino ad oggi, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19 del 23 febbraio, non vi era stato nessun intervento normativo in tema penitenziario. Tutte le misure erano state adottate con norme di rango secondario, in particolare circolari del Dipartimento per l’Amministrazione e del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità. Le circolari avevano lo scopo di contenere e gestire l’emergenza epidemiologica, “chiudendo” il carcere ad ogni possibile fonte di contagio esterna.

Come ha scelto di intervenire il legislatore?

Premettiamo che gli interventi riguardano esclusivamente la popolazione detenuta con condanna definitiva ed escludono dunque tutte le persone che si trovano in carcere in custodia cautelare o comunque in attesa del passaggio in giudicato della propria condanna, che sono all’incirca il 30% del totale dei reclusi.

Dove sono i braccialetti elettronici?

C’è però un altro aspetto molto problematico del decreto. Anche qualora tutti i requisiti di accesso alla detenzione domiciliare fossero soddisfatti, il Governo ha introdotto un altro limite, che potrebbe ridurre ulteriormente l’impatto della norma.

L’impatto (quantitativo) del decreto. Ecco perché non basta.

In questo scenario la domanda che in molti ci stiamo facendo è: quale sarà l’impatto delle nuove misure introdotte dal governo? Quanti saranno i detenuti ad uscire? Le carceri torneranno quanto meno al livello della loro capienza regolamentare?

Una goccia nel mare?

O un buco nell’acqua: scegliete voi l’immagine che preferite. Noi continuiamo a parlare di carcere. Dove ci sono in molti casi tre detenuti in celle di 12 metri quadri progettate per una persona sola. Difficilmente in quelle celle si resterà in due grazie a queste nuove misure. Nemmeno se il terzo compagno di cella ha più di 65 anni. Nemmeno se è affetto da una patologia polmonare o cardiaca, che in caso di contagio potrebbe costargli la vita. Perchè, che ci si creda o meno, nel decreto Cura Italia, contenente “Misure connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, le condizioni di salute delle persone detenute non sono nemmeno prese in considerazione.

Dal 1991 anni ci occupiamo di #Giustizia, di #Carceri, di #DirittiUmani e di #Tortura. Sostienici: http://www.antigone.it/sostieni

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