Fare luce sulla tortura a livello mondiale
Si tratta dell’obiettivo che si dà il Global Torture Index dell’OMCT.
Di Walter Bertoli
Tortura vuol dire distruggere intenzionalmente un essere umano, spezzandone la volontà e l’individualità, infliggendo una sofferenza fisica (ad esempio violenze, shock elettrici, stupri, condizione inumane di detenzione, mancanza di cure) o psicologica (come privazione del sonno, isolamento, minacce) che pieghi la mente, al fine di ottenere informazioni, confessioni, intimidire o discriminare. Oltre ai danni fisici e mentali, questi abusi obliterano la fiducia nell’altro e nei legami sociali, con effetti sull’intera comunità. Questo crimine avviene nel silenzio delle istituzioni e i suoi effetti vengono spesso nascosti, censurati da polizia e militari e raramente perseguiti: chi agisce a titolo ufficiale, difatti, spesso può operare senza temere una punizione, soprattutto quando abusa del proprio potere istituzionale contro i membri di comunità marginalizzate.
In questo modo si crea una zona d’ombra fatta di omertà e di silenzio, dove i colpevoli non vengono perseguiti e le vittime non riconosciute: uno degli aspetti più urgenti quando si parla di prevenzione è rompere questa opacità per fare luce sulla realtà, raccogliendo dati precisi, di modo che le istituzioni pubbliche siano quanto più trasparenti possibile, per individuare le violazioni dei diritti umani e mantenere il dibattito pubblico informato. Avendo quante più informazioni, infatti, la società civile può controllare se e quando viene messa in atto la tortura, al fine di promuovere politiche che la contrastino. L’accesso ai dati è quindi uno dei fattori primari nel vagliare la salute della democrazia di ogni Paese, garantendo la trasparenza che permette di esporre le violazioni dei diritti umani.
Il divieto di tortura è, a livello internazionale, una norma di ius cogens, cioè è assolutamente inderogabile e deve essere garantita in tutti gli Stati, i quali si devono impegnare per individuare i responsabili e supportare le vittime. Per far ciò, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato, il dieci dicembre 1984, la convenzione “contro la tortura e altri trattamenti inumani e degradanti”, che all’art. 1 sostiene che “il termine «tortura» designa qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, […] qualora tale dolore o tali sofferenze siano inflitti da un funzionario pubblico o da qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale, o sotto sua istigazione, oppure con il suo consenso espresso o tacito(1)”.
Nonostante 175 Paesi abbiano ratificato la convenzione, in tutto il mondo la tortura ancora avviene in diversi contesti; nelle carceri, nelle manifestazioni pubbliche, durante i conflitti armati e gli interventi della polizia.
In Italia, la condanna del 2015 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per i fatti di Genova del 2001(2) evidenziava la mancanza della fattispecie di reato nel codice penale, che è stata introdotta solo nel 2017, identificato dall’art. 613-bis c.p.; mentre l’istigazione del pubblico ufficiale a commettere la tortura è all’art. 613-ter c.p.. Periodicamente, tuttavia, viene messo in discussione(3), con tentativi per circoscrivere o derubricare a mera aggravante, per lasciare più margine, a detta di chi promuove questa riforma, alle forze di polizia.
Per fare rete a livello internazionale l’OMCT, World Organisation Against Torture, è un’organizzazione che, con oltre 200 partner locali, si occupa di attività di osservazione, advocacy e supporto alle vittime, coadiuvando la partecipazione civile nella segnalazione dei casi, anche collaborando con la United Nation Committee Against Torture (CAT), l’ente preposto, secondo l’art.17 della Convenzione contro la tortura e altri trattamenti inumani e degradanti, a monitorare la condizione negli Stati firmatari. Con una presenza in 90 Paesi la mission è chiara: la tortura non può essere tollerata e la dignità umana non è negoziabile. Per coadiuvare questo processo, lo scorso 25 giugno l’organizzazione ha rilasciato, durante la Global Week Torture, una settimana di approfondimenti sul tema e, in particolare, il Global Torture Index, uno strumento che possa fare luce sulla tortura, valutandone il rischio nei vari Paesi tramite la comparazione dei dati raccolti con la normativa internazionale.
Questo Index raccoglie ed analizza dati da tutto il mondo, valutando il sistema legale, le politiche statali e i loro effetti sulla realtà, verificando che siano in linea con il rispetto dei diritti umani. Presentandosi come una mappa interattiva, che vuole innanzitutto essere uno strumento cardine per costruire una strategia internazionale, al fine di fare pressione sui governi, e di essere quindi uno strumento utile di advocacy per le organizzazioni che si occupano di tutela dei diritti umani. Nelle schede di ciascun Paese non vengono sottolineate soltanto le problematicità, ma è presente anche un’analisi di buone pratiche e raccomandazioni, che possano supportare l’azione di advocacy dei partner locali. La piattaforma suggerisce azioni basate sull’evidenza, promuovendo il rispetto degli standard internazionali e sottolineando i problemi sistemici che si ripresentano a livello globale, tenendo traccia dell’evoluzione del tema.
Per verificare il rispetto degli standard internazionali contro la tortura, la ricerca si articola attorno a sette pilastri fondamentali. Il primo riguarda l’impegno politico degli Stati nel legiferare in conformità agli accordi internazionali. Il secondo ambito di analisi è rappresentato dalla lotta contro la brutalità della polizia e la violenza istituzionale, soprattutto durante arresti, interrogatori, manifestazioni pubbliche e controlli di frontiera. Il terzo elemento chiave riguarda il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali degli individui durante la privazione della libertà. L’Index esamina poi l’effettività delle misure per contrastare l’impunità: vengono valutati i sistemi investigativi e giudiziari esistenti per assicurare la responsabilità penale in caso di tortura o maltrattamenti, nonché l’accesso a rimedi concreti per le vittime e la disponibilità di servizi forensi adeguati. Un altro aspetto essenziale è rappresentato dalla tutela dei diritti delle vittime. In particolare, si analizza il ruolo dello Stato nel garantire risarcimenti, misure di riabilitazione, protezione e servizi specializzati per coloro che hanno subito tortura. Viene poi presa in considerazione la capacità dello Stato di assicurare protezione a tutti, con un focus specifico sui gruppi e individui più a rischio, come bambini, donne, persone LGBTIQ+ e minoranze etniche. Infine, si valuta il diritto di difendere i diritti umani e la qualità dello spazio civico. Particolare attenzione è riservata alla possibilità di monitorare, documentare e denunciare le violazioni senza restrizioni o intimidazioni.
Questi parametri fungono da metro di paragone principale per valutare il livello complessivo di rischio di uno Stato suddiviso in 5 gradi, “low”, “moderate”, “considerable”, “high” e “very high”. Unitamente a tale livello viene presentato un indicatore che riporta la trasparenza e il libero accesso alle informazioni in ogni territorio, ricordando che la tortura si alimenta nel silenzio delle istituzioni.
Uno degli aspetti più rilevanti della raccolta dati è l’uso della modalità bottom-up, ovvero dal basso verso l’alto. La ricerca, infatti, è affidata alle organizzazioni locali che fanno parte del SOS-Torture Network: così facendo l’Index, attraverso elementi di prima mano, diventa un contenitore quanto più affidabile possibile, dove trova posto, oltre ai valori quantitativi, l’aspetto qualitativo, tramite la presenza di testimonianze di sopravvissuti e articoli che approfondiscano ogni situazione.
Il rischio complessivo viene misurato tramite un dettagliato questionario somministrato, per il lancio iniziale, a 80 organizzazioni presenti in 26 Paesi, questi ultimi selezionati in base a criteri che possano assicurare rilevanza, impatto ed efficacia o comunque dove sia in corso un dibattito sulla tortura. Questo processo, oltre a interrogare direttamente i territori, mette in relazione i dati, evidenziando la presenza o la mancanza di informazioni, per comprendere il livello di trasparenza di ogni amministrazione pubblica.
Per l’Italia, scelta per questa prima analisi, la raccolta dati è stata affidata all’associazione Antigone che, in quanto partner dell’OMCT e del SOS-Torture Network. Antigone, infatti, tramite l’Osservatorio sulle condizioni di detenzione(4) e il Difensore civico(5) entra in contatto direttamente con la realtà carceraria, redigendo report che descrivono le condizioni strutturali, il clima detentivo, il rispetto della legislazione penitenziaria e altre caratteristiche salienti della struttura visitate. Tramite l’Ufficio del contenzios, inoltre, Antigone segue direttamente casi di tortura segnalandoli alla magistratura e costituendosi parte civile nei procedimenti penali.
Dopo il processo di elaborazione dei dati relativi al rischio complessivo di soffrire tortura in Itlia, tlae rischio è stato valutato moderate.. L’attenzione nella legislazione verso la tortura è presente: il reato esiste, nonostante sia statoi introdotto con grande ritardo rispetto alla ratifica dell’Italia della Convenzione ONU contro la tortura. Tuttavia, come spesso accade la prassi non rispetta il dettato legale; le maggiori problematiche emerse sono quelle legate alla brutalità della polizia e la violenza istituzionale (punto 2), l’impunità dei rei (punto 4), il supporto delle vittime (punto 5) e la protezione per tutti (punto 6), in particolar modo durante la detenzione, la custodia presso la polizia e i respingimenti ai confini. Carceri sovraffollate, alto numero di suicidi durante la detenzione, procedimenti penali contro attivisti, discriminazioni verso i gruppi marginalizzati, mancanze nei meccanismi di supervisione e di salvaguardia aggravano la situazione e si aggiungono all’assenza di una strategia pubblica contro la tortura(6).
Le raccomandazioni proposte da Antigone alla luce dell’analisi svolta e incorporate nell’Index sono 5:
- Respingere le misure legislative proposte che potrebbero ostacolare il perseguimento della tortura, come l’eliminazione del reato di tortura o la rimozione delle rivolte carcerarie dall’elenco dei contesti perseguibili.
- Rendere obbligatoria l’installazione di telecamere in tutte le strutture detentive e nei veicoli delle forze dell’ordine, al fine di garantire trasparenza e responsabilità.
- Adottare misure per ridurre il sovraffollamento carcerario, inclusa la depenalizzazione di alcuni reati (ad esempio, reati legati alla droga), l’introduzione di pene alternative e il potenziamento delle misure detentive non custodiali.
- Ampliare la gamma di soggetti autorizzati a effettuare visite indipendenti nei luoghi di detenzione, includendo organizzazioni della società civile, operatori sanitari e membri degli ordini forensi locali. Aumentare la frequenza di tali visite ed estendere il numero di strutture coperte, comprese le stazioni di polizia e i centri di detenzione per migranti.
- Istituire un fondo specifico per il risarcimento delle vittime di tortura, al fine di garantire loro le necessarie riparazioni e il supporto adeguato.
Il Global Torture Index è uno strumento di advocacy che porta all’attenzione un tema tradizionalmente e volutamente reso invisibile, attraverso la quantificazione del rischio reale di essere vittimi potenziali di tortura in un dato paese, ma anche fornendo una chiara fotografia della situazione globale con l’obiettivo di generare un cambiamento reale. L’Index è uno strumento pratico diretto alla società civile, ai governi, alle entità sovrannazionali, agli attivisti e a tutte quelle organizzazioni che vogliano agire partendo dal dato reale, per conoscere e rompere la zona d’ombra. Dopo la presentazione avvenuta lo scorso 25 giugno, gli obiettivi rilanciati per il futuro del progetto riguardano la crescita del network e l’aggiornamento dei dati di anno in anno, affinché l’Index diventi simbolo di un movimento in pieno sviluppo: un lavoro continuativo che possa acquisire valore e riconoscimento, affinché la tortura non sia davvero più tollerata. Un movimento di cui Antigone è orgogliosa di fare parte.
NOTE:
(1) Fonte: https://www.unhcr.org/it/sites/it/files/legacy-pdf/Convenzione_contro_la_Tortura.pdf
(2) Ricorso n. 6844/11 https://hudoc.echr.coe.int/eng?i=001-155913
(3) È successo anche ultimamente: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/06/25/salvini-serve-circoscrivere-il-reato-di-tortura_bfbecc69-12bc-4f95-aa5f-1619b678f226.html
(4) https://www.antigone.it/osservatorio_detenzione/
(5) http://antigone.it/difensore-civico
(6) Cfr: https://www.omct.org/site-resources/files/factsheets/Factsheet-Italy-EN.pdf
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