Contro la tortura. Il ruolo delle forze dell’ordine

Nella prevenenzione e eliminazione della tortura un ruolo fondamentale è quello che devono svolgere le forze dell’ordine. A partire da una recente risoluzione delle Nazioni Unite, promossa dalla Danimarca, facciamo il punto su quanto andrebbe fatto su questo fronte.

di Federica Brioschi

La polizia svolge un ruolo cruciale nella nostra società: aiuta a garantire i nostri diritti umani e rende la nostra società sicura e pacifica.
Allo stesso tempo, la polizia dipende interamente dalla fiducia di noi cittadini.
Ma l’attività di polizia comporta anche il rischio di violare i diritti dei cittadini.
Studi mostrano che il rischio di essere sottoposti a tortura è più grande durante o subito dopo l’arresto, o quando la polizia fa uso della forza contro i cittadini.
È quindi fondamentale che le regole internazionali che ci proteggono dalla tortura siano rispettate.

Questo è uno stralcio del video realizzato dal Ministero degli Affari Esteri danese per promuovere la più recente risoluzione adottata dal Consiglio Diritti Umani dell’ONU il 15 marzo. La risoluzione, promossa dalla Danimarca, si concentra su vari aspetti del ruolo delle forze dell’ordine nella lotta contro la tortura. La risoluzione vuole ricordare agli stati membri le diverse declinazioni e l’importanza del rispetto del divieto di tortura. Ciò può richiedere degli adeguamenti normativi in alcuni paesi, ma molto spesso passa attraverso il rispetto delle norme già esistenti negli ordinamenti giuridici e deve essere soltanto rafforzato con training adeguati.

Una delle prime richieste della Convenzione ONU contro la tortura è proprio quello di inserire nel codice penale il reato di tortura. Sembra incredibile che anche negli stati di diritto che si professano campioni dei diritti umani l’introduzione di questo reato abbia incontrato resistenze da parte di forze politiche oltre che delle forze dell’ordine. Ovviamente non sarebbe neanche necessario uno specifico reato di tortura per punire i maltrattamenti a opera delle forze dell’ordine sulle persone da loro custodite.

Elemento importante per la prevenzione della tortura nei primi momenti della privazione della libertà è il rispetto delle garanzie procedurali e l’accesso a un avvocato, che riducono considerevolmente i rischi di tortura e maltrattamenti. Segue poi il rispetto degli standard minimi per delle condizioni di detenzione umane e che non violino la dignità delle persone private della libertà personale. Da aggiungere alle precedenti salvaguardie la separazione dei ruoli e delle responsabilità delle forze dell’ordine al fine di una maggiore specializzazione negli ambiti dell’investigazione, l’arresto e la custodia. Tuttavia la prevenzione della tortura e di altri trattamenti inumani passa anche dall’utilizzo di metodi appropriati per l’investigazione dei reati, come evidenziato da una recente e interessante ricerca realizzata dall’OSCE e Fair Trials che aveva come oggetto i meccanismi che portano alla violazione della proibizione della tortura all’interno dei sistemi penali. Questo ultimo esempio evidenzia come non basti inserire il reato di tortura nel codice penale, ma come a volte sia necessario ripensare le regole che, seppur involontariamente, causano una distorsione del sistema che porta a violazioni così gravi dei diritti umani.

Un altro punto molto importante sollevato dalla raccomandazione riguarda la libertà di riunione pacifica a garanzia della quale le forze dell’ordine giocano un ruolo molto importante, dovendo limitare l’uso della forza solo a quando assolutamente necessario e seguendo i criteri della proporzionalità, legalità, accountability e non discriminazione. Le armi, soprattutto quelle letali, dovrebbero essere utilizzate soltanto per difendersi. Gli episodi di violenza fra manifestanti e forze dell’ordine che stanno avendo luogo in questi ultimi tempi dall’Europa all’Africa, all’Asia e alle Americhe sono sicuramente alla base di questo specifico paragrafo.

Un sistema giudiziario indipendente, oltre che essere uno degli elementi fondanti dello stato di diritto è anche indispensabile per l’accountability delle forze dell’ordine in modo che le indagini su episodi di possibili violazioni vengano svolte in maniera indipendente e giudicate equamente. Per ovvie ragioni i membri delle forze dell’ordine sotto indagine non dovrebbero svolgere alcuna mansione a contatto con persone private della libertà e qualunque dichiarazione resa da una persona sottoposta a tortura o maltrattamenti non deve essere utilizzata contro di lei.

Fondamentale è infine il supporto alle vittime di tortura e un’adeguata formazione delle forze dell’ordine riguardo tutte le implicazioni del divieto di tortura.

I principi contenuti in questa risoluzione, che dopotutto trovano fondamento nel buon senso, ormai dovrebbero essere (almeno negli stati democratici) ben consolidati e il fatto che il Consiglio Diritti Umani dell’ONU abbia sentito il bisogno di reiterarli è preoccupante perché significa che non è stato ancora raggiunto il rispetto assoluto del divieto di tortura. Questa risoluzione ci ricorda che dobbiamo fare di più per avere un mondo senza tortura e che dobbiamo stare sempre all’erta per evitare passi indietro del sistema.

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