Breve analisi di un cardine trattamentale tra aspetti valoriali e pratiche amministrative

di Giampaolo Romanzi*

Foto dal webdoc Inside Carceri di Antigone e Next New Media

Il lavoro penitenziario nel cammino del legislatore

Dal primo regolamento penitenziario del Regno d’Italia del 1862, fino al regolamento penitenziario del 1931, il lavoro svolto nelle carceri è stato delineato in termini meramente afflittivi. Il lavoro era parte della sanzione penale e nel Regolamento Rocco era concepito come strettamente funzionale e necessario al completamento della pena e pertanto costituiva un obbligo per i condannati, con tanto di “punizione” in caso di mancata osservazione dell’obbligo di lavoro. Un obbligo che non trovava flessioni nemmeno davanti alla presunzione di non colpevolezza la dove, nell’art. 1 del reg. penit. del…


Nella prevenenzione e eliminazione della tortura un ruolo fondamentale è quello che devono svolgere le forze dell’ordine. A partire da una recente risoluzione delle Nazioni Unite, promossa dalla Danimarca, facciamo il punto su quanto andrebbe fatto su questo fronte.

di Federica Brioschi

La polizia svolge un ruolo cruciale nella nostra società: aiuta a garantire i nostri diritti umani e rende la nostra società sicura e pacifica.
Allo stesso tempo, la polizia dipende interamente dalla fiducia di noi cittadini.
Ma l’attività di polizia comporta anche il rischio di violare i diritti dei cittadini.
Studi mostrano che il rischio di essere sottoposti a tortura è più grande durante o subito dopo l’arresto, o quando la polizia fa uso della forza contro i cittadini.
È quindi fondamentale che le regole internazionali che ci proteggono dalla tortura siano rispettate.

Questo è uno stralcio…


Parole importanti quelle pronunciate dalla Ministra della Giustizia Marta Cartabia che, davanti ai deputati della medesima Commissione, ha ribadito l’intenzione di portare avanti un modello di pena in linea con il dettato costituzionale

di Claudio Paterniti Martello

Lunedì, di fronte alla Commissione Giustizia della Camera, la Ministra Marta Cartabia ha indicato la strada che intende perseguire nel corso di questa legislatura. La Ministra ha pronunciato un discorso coerente con il suo operato da giudice e presidente della Corte Costituzionale, suscitando aspettative e speranze nella comunità penitenziaria. Nelle “linee programmatiche sulla giustizia” Cartabia ha inserito la necessità di oltrepassare la centralità del carcere, che non può e non dev’essere l’unica risposta effettiva al reato. Le pene principali devono essere le pene alternative. Il carcere dev’essere l’eccezione, l’extrema ratio, poiché estremi sono i suoi effetti…


Lo scorso anno le proteste scoppiate in diverse carceri del Paese interessarono anche gli istituti di Bologna e Modena. In quest’ultimo morirono anche alcuni detenuti. Ad un anno di distanza vi raccontiamo qual è la situazione delle carceri della regione

Un lungo anno è trascorso dall’ondata di proteste e rivolte che ha sottoposto a estrema tensione il comparto penitenziario nazionale, dopo decenni di pace apparente rispetto alle forme di conflittualità più appariscenti. In attesa che vengano definite le conseguenze giudiziarie relative alla gestione di questi conflitti e alle eventuali responsabilità sui decessi occorsi, riteniamo opportuno proporre una sintetica lettura di fase sugli istituti emiliano-romagnoli. …


Il fragile diritto alla riservatezza nel procedimento penale

di Claudio Paterniti Martello

Un frammento del film “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio, con Gian Maria Volontè

Molto spesso giornali e programmi televisivi, quando si occupano di processi o indagini in corso, diffondono nomi e immagini delle persone coinvolte senza preoccuparsi del loro diritto alla riservatezza. Per di più buona parte delle volte presentano le ipotesi investigative come se fossero verità accertate. Per quanto negli anni siano state introdotte diverse norme a protezione della privacy di indagati e imputati la realtà fatica ad adattarvisi. Perché? La questione è complessa e ha a che fare con diritti costituzionalmente garantiti in conflitto tra loro. Da un lato il diritto di cronaca e informazione (art. 21…


Con il decreto approvato dal governo nei giorni scorsi sull’immigrazione sono stati fatti indubbi passi avanti. Sul terreno della sicurezza, invece, non solo non si sono abrogate le disposizioni voluta da Salvini, ma da Maroni, passando per Minniti e l’attuale leader leghista, si prosegue su una linea nota: nuovi reati, allargamento del daspo urbano, aumenti di pena per alcune fattispecie. Ci auguriamo che il Parlamento abbia più coraggio (e razionalità) del governo.

di Claudio Paterniti Martello

Il 5 ottobre il Consiglio dei Ministri ha modificato, con decreto, la normativa introdotta dai due “decreti Salvini” su immigrazione e sicurezza, che a loro volta si inserivano nel solco tracciato dal c.d. “decreto Minniti.

I decreti, in estrema sintesi, sul fronte della sicurezza:

  1. ampliavano le possibilità di ricorrere al Daspo Urbano, uno strumento introdotto dal “decreto Minniti” e che conferisce a sindaci e prefetti il potere di vietare a individui considerati “pericolosi” o lesivi del decoro urbano l’accesso a determinate zone delle città (centri storici, università e altre zone);
  2. introducevano il reato di blocco stradale…

Non un capriccio linguistico per nascondere il reale lavoro del Garante, ma la necessità di dare conto di un’ampio campo di intervento che riguarda la difesa dei diritti delle persone private, in modo legittimo e a norma di legge, della propria libertà personale. La nostra risposta ad un articolo di Nando Dalla Chiesa.

Sul Fatto Quotidiano del 7 settembre abbiamo letto un articolo di Nando Dalla Chiesa che si apriva con questa considerazione:

“Ma benedetti figli, non ce l’hanno un linguista? Non dico un Tullio De Mauro, ma una persona di buon senso che conosca l’italiano? Mi riferisco a chi in Parlamento, nei ministeri o altrove maneggia con straordinario sprezzo del ridicolo la nostra lingua per sfornare leggi e norme. Stavo giusto meditando su quale persona o situazione scegliere per queste ‘Storie italiane’ quando un telegiornale della sera ha rivoluzionato tutto. Parlando dello scandalo primaverile delle cinquecento scarcerazioni in massa di boss e…


E’ in estrema sintesi questo il risultato che emerge da uno studio condotto dall’American Civil Liberties Union (ACLU National) in collaborazione con epidemiologi, matematici e statistici, in base al quale è stato creato il primo modello epidemiologico di questo tipo. Riteniamo questo studio di grande interesse per cui abbiamo deciso di tradurlo in italiano.

A cura di Federica Brioschi — Traduzione di Katarina Tepic

Introduzione (a cura di Antigone)

In campo penitenziario gli Stati Uniti hanno il triste primato di essere il paese con il più alto numero di detenuti al mondo. 2,1 milioni di persone sono ristrette all’interno della costellazione dei sistemi penitenziari statunitensi, che vanno dalle carceri federali alle prigioni delle contee passando per le carceri statali. Quasi 1,3 milioni di persone (quindi più della metà) sono detenute in carceri statali, 631.000 in carceri locali e 226.000 in carceri federali. Significativo è il numero di detenuti ogni 100.000 abitanti che vede ancora gli Stati Uniti al primo…


Molto più che le tante parole dette e i tanti articoli scritti, pensiamo che a raccontare cosa stia accadendo nelle carceri in queste settimane, lo stato d’animo e le paure che vivono i detenuti, possano essere i messaggi che abbiamo ricevuto in queste settimane da parte dei parenti delle persone recluse che ci chiedevano sostegno. Ne abbiamo raccolti alcuni per tracciare un filo che parte da inizio marzo e arriva fino ad oggi.

L’otto marzo 2020 il Presidente del Consiglio ha messo fine con un decreto ai colloqui tra detenuti e familiari: troppo alto il rischio di contagi. Nelle carceri delle regioni già rosse a causa del virus erano stati vietati o fortemente ridotti nelle settimane precedenti. Come anche le attività scolastiche, gli ingressi dei volontari, le attività sportive o la formazione professionale: insomma, tutto quello che a fatica e in parte riempie il grigio quotidiano detentivo.

Le malattie infettive sono da sempre un grosso problema, in carcere: affollamento e scarse condizioni igieniche ne fanno un ottimo terreno di coltura per ogni virus…


La grave situazione collegata al diffondersi del coronavirus sta richiedendo sforzi ed interventi importanti. Se il governo sta tentando di metterli in atto in diversi settori, dal sanitario all’economico, lo stesso non si può dire sul terreno penitenziario. Le misure contenute nell’ultimo decreto sono infatti totalmente insufficienti per mettere in sicurezza questo particolare settore della società. In questo approfondimento vediamo nel dettaglio perché, avanzando anche un’ipotesi numerica su quanti detenuti potrebbero effettivamente accedere ad una misura di detenzione domiciliare

di Michele Miravalle e Alessio Scandurra

Sono confluite nel decreto Cura-Italia (d.l. n. 18/2020), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo 2020, le “soluzioni” adottate dal Governo sul fronte delle politiche penitenziarie ai tempi del coronavirus.

L’urgenza — assoluta ed indifferibile — è quella di fermare il contagio del COVID-19 anche nelle carceri italiane. Con un problema ulteriore rispetto al “fuori”, perché gli istituti penitenziari (come tutte le istituzioni totali) sono luoghi patogeni per loro stessa natura, che facilitano la diffusione del virus.

Il carcere è strutturalmente immaginato come un assembramento permanente di corpi che si devono forzatamente adattare a…

Associazione Antigone

Dal 1991 anni ci occupiamo di #Giustizia, di #Carceri, di #DirittiUmani e di #Tortura. Sostienici: http://www.antigone.it/sostieni

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