Il fragile diritto alla riservatezza nel procedimento penale

di Claudio Paterniti Martello

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Un frammento del film “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio, con Gian Maria Volontè

Molto spesso giornali e programmi televisivi, quando si occupano di processi o indagini in corso, diffondono nomi e immagini delle persone coinvolte senza preoccuparsi del loro diritto alla riservatezza. Per di più buona parte delle volte presentano le ipotesi investigative come se fossero verità accertate. Per quanto negli anni siano state introdotte diverse norme a protezione della privacy di indagati e imputati la realtà fatica ad adattarvisi. Perché? La questione è complessa e ha a che fare con diritti costituzionalmente garantiti in conflitto tra loro. Da un lato il diritto di cronaca e informazione (art. 21…


Con il decreto approvato dal governo nei giorni scorsi sull’immigrazione sono stati fatti indubbi passi avanti. Sul terreno della sicurezza, invece, non solo non si sono abrogate le disposizioni voluta da Salvini, ma da Maroni, passando per Minniti e l’attuale leader leghista, si prosegue su una linea nota: nuovi reati, allargamento del daspo urbano, aumenti di pena per alcune fattispecie. Ci auguriamo che il Parlamento abbia più coraggio (e razionalità) del governo.

di Claudio Paterniti Martello

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Il 5 ottobre il Consiglio dei Ministri ha modificato, con decreto, la normativa introdotta dai due “decreti Salvini” su immigrazione e sicurezza, che a loro volta si inserivano nel solco tracciato dal c.d. “decreto Minniti.

I decreti, in estrema sintesi, sul fronte della sicurezza:

  1. ampliavano le possibilità di ricorrere al Daspo Urbano, uno strumento introdotto dal “decreto Minniti” e che conferisce a sindaci e prefetti il potere di vietare a individui considerati “pericolosi” o lesivi del decoro urbano l’accesso a determinate zone delle città (centri storici, università e altre zone);
  2. introducevano il reato di blocco stradale…

Non un capriccio linguistico per nascondere il reale lavoro del Garante, ma la necessità di dare conto di un’ampio campo di intervento che riguarda la difesa dei diritti delle persone private, in modo legittimo e a norma di legge, della propria libertà personale. La nostra risposta ad un articolo di Nando Dalla Chiesa.

Sul Fatto Quotidiano del 7 settembre abbiamo letto un articolo di Nando Dalla Chiesa che si apriva con questa considerazione:

“Ma benedetti figli, non ce l’hanno un linguista? Non dico un Tullio De Mauro, ma una persona di buon senso che conosca l’italiano? Mi riferisco a chi in Parlamento, nei ministeri o altrove maneggia con straordinario sprezzo del ridicolo la nostra lingua per sfornare leggi e norme. Stavo giusto meditando su quale persona o situazione scegliere per queste ‘Storie italiane’ quando un telegiornale della sera ha rivoluzionato tutto. Parlando dello scandalo primaverile delle cinquecento scarcerazioni in massa di boss e…


E’ in estrema sintesi questo il risultato che emerge da uno studio condotto dall’American Civil Liberties Union (ACLU National) in collaborazione con epidemiologi, matematici e statistici, in base al quale è stato creato il primo modello epidemiologico di questo tipo. Riteniamo questo studio di grande interesse per cui abbiamo deciso di tradurlo in italiano.

A cura di Federica Brioschi — Traduzione di Katarina Tepic

Introduzione (a cura di Antigone)

In campo penitenziario gli Stati Uniti hanno il triste primato di essere il paese con il più alto numero di detenuti al mondo. 2,1 milioni di persone sono ristrette all’interno della costellazione dei sistemi penitenziari statunitensi, che vanno dalle carceri federali alle prigioni delle contee passando per le carceri statali. Quasi 1,3 milioni di persone (quindi più della metà) sono detenute in carceri statali, 631.000 in carceri locali e 226.000 in carceri federali. Significativo è il numero di detenuti ogni 100.000 abitanti che vede ancora gli Stati Uniti al primo…


Molto più che le tante parole dette e i tanti articoli scritti, pensiamo che a raccontare cosa stia accadendo nelle carceri in queste settimane, lo stato d’animo e le paure che vivono i detenuti, possano essere i messaggi che abbiamo ricevuto in queste settimane da parte dei parenti delle persone recluse che ci chiedevano sostegno. Ne abbiamo raccolti alcuni per tracciare un filo che parte da inizio marzo e arriva fino ad oggi.

L’otto marzo 2020 il Presidente del Consiglio ha messo fine con un decreto ai colloqui tra detenuti e familiari: troppo alto il rischio di contagi. Nelle carceri delle regioni già rosse a causa del virus erano stati vietati o fortemente ridotti nelle settimane precedenti. Come anche le attività scolastiche, gli ingressi dei volontari, le attività sportive o la formazione professionale: insomma, tutto quello che a fatica e in parte riempie il grigio quotidiano detentivo.

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Le malattie infettive sono da sempre un grosso problema, in carcere: affollamento e scarse condizioni igieniche ne fanno un ottimo terreno di coltura per ogni virus…


La grave situazione collegata al diffondersi del coronavirus sta richiedendo sforzi ed interventi importanti. Se il governo sta tentando di metterli in atto in diversi settori, dal sanitario all’economico, lo stesso non si può dire sul terreno penitenziario. Le misure contenute nell’ultimo decreto sono infatti totalmente insufficienti per mettere in sicurezza questo particolare settore della società. In questo approfondimento vediamo nel dettaglio perché, avanzando anche un’ipotesi numerica su quanti detenuti potrebbero effettivamente accedere ad una misura di detenzione domiciliare

di Michele Miravalle e Alessio Scandurra

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Sono confluite nel decreto Cura-Italia (d.l. n. 18/2020), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo 2020, le “soluzioni” adottate dal Governo sul fronte delle politiche penitenziarie ai tempi del coronavirus.

L’urgenza — assoluta ed indifferibile — è quella di fermare il contagio del COVID-19 anche nelle carceri italiane. Con un problema ulteriore rispetto al “fuori”, perché gli istituti penitenziari (come tutte le istituzioni totali) sono luoghi patogeni per loro stessa natura, che facilitano la diffusione del virus.

Il carcere è strutturalmente immaginato come un assembramento permanente di corpi che si devono forzatamente adattare a…


Questo approfondimento è un estratto della tesi di Ines Nappa, Riqualificazione del presidio sanitario della Casa Circondariale “G. Salvia” di Poggioreale, Napoli. La tesi, ha visto riconosciuto il Premio Flores alla miglior Tesi di Laurea in materia penitenziaria e trattamento dei detenuti, Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, 2019. I relatori era la Prof. Marella Santangelo, il Correlatore Prof. Paola Ascione

Introduzione di Marella Santangelo

Il recupero del patrimonio edilizio penitenziario è un’azione strategica, quanto il progetto ex-novo di parti, o di interi nuovi complessi; il confronto con una non-architettura, con una funzione totalizzante e, al contempo, con manufatti in stato di profondo degrado richiede di intendere la manutenzione del patrimonio esistente come un atteggiamento culturale e progettuale coerente e consapevole. La tesi indaga lo spazio del carcere attraverso il recupero e l’ampliamento del presidio sanitario “San Paolo” interno alla Casa circondariale di Poggioreale che diviene luogo cerniera della relazione tra interno e esterno, tra carcere e città. Si propone l’apertura…


L’accesso alle informazioni riguardante le pubbliche amministrazioni è un diritto dei cittadini. Anche l’Amministrazione Penitenziaria è soggetta ad obblighi di trasparenza. In alcuni casi si è adeguata alle nuove normative, mentre in altri ancora stenta. Ne parliamo in questo approfondimento con Claudio Paterniti Martello

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Da anni, tra gli obiettivi delle azioni governative figurano la cittadinanza digitale e la trasparenza dell’Amministrazione Pubblica. Si pensa a meccanismi di vario tipo che rendano accessibili gli atti pubblici, come il FOIA. Uno dei luoghi in cui si è riflettuto su cosa e come rendere accessibile alla cittadinanza è stato l’Open Governement Forum, promosso dal Ministero della Pubblica Amministrazione e composto da associazioni e gruppi della società civile, funzionari dell’Amministrazione Pubblica ed esperti coinvolti a vario titolo. I pareri e le proposte emerse da quel consesso dovrebbero consentire l’elaborazione di una riforma dell’Amministrazione Pubblica efficace. …


Il quarto approfondimento della serie “Salute e carcere” che stiamo realizzando con il SISM-Segretariato Italiano Studenti di Medicina, si concentra sul problema del trattamento delle malattie mentali negli istituti di pena. Un tema al centro dell’attenzione negli ultimi anni tra OPG, Rems, Reparti di Osservazione Psichiatrica e abuso di psicofarmaci.

di Maddalena Di Lillo

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Foto dal web-doc Inside carceri, realizzato da Antigone e Next New Media

All’interno di un carcere, la salute mentale è più vulnerabile di quanto non accada nella società libera. Sono diversi gli studi(1) che mostrano come nel sistema penitenziario la percentuale di soggetti affetti da patologie psichiatriche sia più elevata che all’esterno.

L’insorgenza di malattie mentali fra i detenuti è dovuta a vari fattori, primi fra tutti le condizioni ambientali: il numero di ore che si passano fuori dalla cella, le attività formative e lavorative a cui si ha accesso, la limitazione degli spazi personali — che aumenta all’aumentare del tasso di affollamento — le temperature elevate, e…


Cosa e come si mangia nelle carceri? Quanto l’alimentazione può essere legata alla salute dei detenuti? E’ questo l’aspetto che analizziamo nel terzo approfondimento della serie “Salute e carcere” realizzato in collaborazione con il Segretariato Italiano Studenti di Medicina.

di Giustina Lo Cascio

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Nonostante i numerosi studi sulla salute in ambito carcerario, rimangono ancora limitate la ricerca e la letteratura sull’alimentazione le politiche alimentari negli istituti di pena. Gli studi a disposizione si basano per lo più “self-report” e sull’analisi dei menù. Merita di essere citata la ricerca condotta in Australia da Mary Hannan-Jones e Sandra Capra (1), i cui risultati mostrano che i piani nutrizionali sono mediamente adeguati, nonostante gli eccessi di sale nella dieta e le carenze di vitamina D e di acidi grassi a catena lunga. Gli importi energetici rivelano una media 13 MJ (3105 kcal)…

Associazione Antigone

Dal 1991 anni ci occupiamo di #Giustizia, di #Carceri, di #DirittiUmani e di #Tortura. Sostienici: http://www.antigone.it/sostieni

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